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Santissimo Crocefisso a Brienza. Foto: S. Cuneo, 1996-1998, Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia Santissimo Crocefisso a Brienza. Foto: S. Cuneo, 1996-1998, Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

Santissimo Crocefisso a Brienza

prima domenica di maggio - terza domenica di settembre

La festa del SS. Crocifisso

I festeggiamenti al SS. Crocifisso a Brienza (Potenza) - la festa più sentita dalla popolazione locale e dei dintorni - seguono il doppio rituale che in altre areee della Basilicata caratterizza il culto mariano: rito di andata a maggio - ascendente - dalla Chiesa madre di Brienza al al Santuario in cima alla montagna, e rito discendente di ritorno a settembre, quando dal monte si torna in città. La tradizione rimanda agli inizi del sec. XIII l'istituzione della cappella in cima alla montagna a seguito di un miracolo avvenuto nei paraggi. Nel 1814 la chiesa divenne santuario e l'anno successivo il papa Pio VII concesse al luogo indulgenze plenarie e parziali. Originariamente veniva venerata una scultura lignea policroma del Cristo in croce, risalente al XVI sec., che nel 1960 fu sostituita con l'attuale Crocifisso opera di G.V. Mussner di Ortisei. La scultura lignea originaria è oggi conservata sull'altare maggiore della Chiesa di San Zaccaria a Brienza. La statua è di rara bellezza ed i tratti intensi del Cristo hanno da sempre colpito profondamente i fedeli. Narra la tradizione che il Crocifisso, una volta terminato di essere scolpito, avesse preso vita all'improvviso e cominciato a parlare domandando all'artista come avesse fatto a raffigurarlo in maniera così perfetta.

Maggio: la salita

La prima domenica di maggio, originariamente il giorno 3, ricorrenza liturgica dell'Invenzione della Croce, avviene il "trasporto" del Crocifisso. Dalla Chiesa di S. Maria Assunta, chiesa matrice di Brienza, fino al Santuario al monte, lungo un percorso di circa 3 km., si snoda una processione solenne: in questa occasione, la Madonna Addolorata accompagna il figlio Gesù in processione fino al largo San Nicola allo Spineto dove, dopo una funzione religiosa, le due immagini si separano. La Madonna dell'Addolorata rientra nella chiesa matrice mentre Gesù crocifisso viene portato a spalla fino al Santuario per un cammino ripido e faticoso segnato dalle colonnette della Via Crucis. Giunti al Santuario, il Crocifisso resterà lì esposto alla pietà e alla devozione dei fedeli fino alla terza domenica di settembre. La festa di maggio sembra essere riservata piuttosto ai devoti abitanti di Brienza che, dopo la deposizione della statua nel Santuario, si diffondono nella campagna circostante per la consumazione di pasti tradizionali, tra cui biscotti inzuppati nel 'vincotto', soppressate, salsicce, formaggio e vino al suono delle tarantelle eseguite con gli organetti.

Settembre: la discesa

Le celebrazioni della terza domenica di settembre, giorno del rientro solenne nella chiesa madre di Brienza, e che cade qualche giorno dopo la festa liturgica dell'Esaltazione della croce, sono più complesse e la partecipazione dei fedeli è più ampia ed estesa. Per l'occasione giungono molti pellegrini dei paesi limitrofi e molti degli abitanti emigrati in giro per il mondo ritornano al paese. Durante il Santo Ottovario - otto giorni prima della processione di ritorno - i fedeli possono ottenere le indulgenze plenarie e parziali. Trascorsi questi giorni, la domenica mattina, dopo la Messa Solenne e la benedizione, il Cristo viene disteso su un telo di porpora e preceduto dal clero e dalle confraternite e seguito dalle giovani che portano sul capo "i cinti" - complesse composizioni votive di candele - sul capo e dal resto dei fedeli, ridiscende dal monte verso la chiesa dell'Annunziata.

Mentre la processione scende dal Santuario a monte verso Brienza, dalla Chiesa Matrice si avvia una seconda processione che accompagna la Madonna dell'Addolorata, vestita di bianco e seguita da fanciulle nella stessa tenuta, incontro al Figlio: il commosso momento dell'incontro, accompagnato dai sacri canti, detto "l'affrontata" avviene nei pressi del Calvario, alle porte del paese, qui le due processioni si fondono diventando un unico corteo.

La lunga processione giunge infine, fra preghiere e suoni, in piazza dove si volge il cosiddetto volo dell'angelo. Il momento del volo dell'angelo, rito di origine non chiara forse connesso al culto di San Michele, rappresenta sicuramente un altro degli aspetti caratteristici di questa cerimonia: un bambino, vestito da angelo, sospeso a mezz'aria su un cavo teso fra due palazzi e trattenuto da corde, viene calato e sollevato per sette volte sul Crocifisso e sulla Madonna, mostrando al popolo dei fedeli i sette simboli della Passione: incenso, calice, corona di spine, spada, croce, lancia, cero e recitando nello stesso tempo strofe sulla Passione.

Al termine di questa rappresentazione la processione riprende il suo corso e giunge alla Chiesa Madre riccamente parata a festa. Le due immagini, ritornate nella Chiesa, vengono esposte per la adorazione dei fedeli, con la Madonna ai piedi del Crocifisso. La festa si conclude a sera con uno spettacolo di fuochi d'artificio.

Testo: F. Floccia e B. Terenzi (tratto da Feste e Riti d'Italia). Adattamento a cura della Redazione


Foto: S. Cuneo, 1996-1998
Archivio Fotografico dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

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