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Madonna della Neve. Foto: Comitato festeggiamenti Maria SS. della Neve di Ponticelli, 2006, Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia Madonna della Neve. Foto: Comitato festeggiamenti Maria SS. della Neve di Ponticelli, 2006, Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

Madonna della Neve a Ponticelli

5 AGOSTO O DOMENICA SUCCESSIVA

Storia di processioni e di feste

Nel lontano 352 d. C., Papa Liberio e i nobili romani Augusto e Livia avrebbero fatto lo stesso sogno: un manto di neve avrebbe ricoperto il colle Esquilino il 5 agosto. Tutti si sarebbero dovuti adoperare per costruire un tempio alla Vergine Maria. Da quella prima chiesa mariana si sarebbe diramato, per vie quasi sempre sconosciute, il novello culto alla Madonna della Neve. Solo un secolo dopo, papa Sisto III rifondò l'antico tempio, al quale fu dato il titolo di Santa Maria Maggiore, e s'iniziò una devozione ad una delle più antiche immagini mariane, venerata pure come Madonna di S. Luca. Il culto e la festa di Ponticelli (Napoli) s'incastonano in quest'antica tradizione. Quando nel 1988 si volle celebrare con solennità il II Centenario della proclamazione a Patrona di Santa Maria della Neve, si ricrearono le condizioni atmosferiche della nevicata storica. Il 5 agosto, in quella stessa strada che aveva accolto nel lontano 2 agosto 1914 una folla straripante per incoronare la Regina di Ponticelli, si volle esperire l'aurora della devozione sorta sull'Esquilino. La statua della Madonna della Neve fu portata giù dal palco e s'accompagnò con i fedeli oranti.

La Bandiera

La prima convocazione popolare avviene nel mese di giugno, nella domenica che la Chiesa dedica all'esaltazione dell'Eucarestia con la processione del Corpus Domini. I fuochi d'artificio e la banda annunciano ai ponticellesi e ai paesi vicini che fervono i preparativi per la nuova festa. Una piccola folla si raduna e si moltiplica nell'attesa dell'inizio della processione. Dalla Chiesa escono i ministranti con il Parroco, poi si fanno strada gli uomini del Comitato, che sorreggono un drappo dipinto con l'Immagine di S. Maria della Neve. È un tessuto di m. 2,20 x 1,40 ruvido, trattato per resistere all'ingiuria atmosferica. Lungo tutto il XX secolo si sono susseguiti molti pittori per decorarlo, ma nessuno più ricorda il nome del primo. Fino a poco tempo fa, la Bandiera della Madonna della Neve veniva portata a braccia, non issata, ma sorretta. Oggi, si segue un nuovo rito. La Bandiera viene fissata su un baldacchino ornato di fiori e trasportato a spalla. Fino alla domenica della festa, resterà issata in bella vista non per sventolare, ma per indicare alla folla quotidiana che percorre la strada una certezza ed un programma.

La Festa e il Carro

Le statue della Madonna della Neve sono due: la prima è la scultura lignea policroma, alta m. 1,75: la Madonna, in posizione eretta, regge sul braccio destro il Bambino e con la mano sinistra un pugno di neve. L'ampio manto e il regale vestito luccicano di oro zecchino.

La seconda statua, invece, è un manichino. Risponde ai canoni di fattura delle statue di fine '700 ed è stata creata per essere trasportata. Il corpo è una struttura in legno e canapa, ricoperta di preziosa veste, saldamente ancorata su una base circolare. La testa e le mani sono armoniose sculture lignee. Il Bambino, anch'esso ligneo, fu rubato nella notte tra il 29 e il 30 novembre 1977. Questa è la statua che portata a braccia dai preti di Ponticelli viene issata alla sommità della macchina da festa tramite un ascensore manuale interno.

La liturgia celebra la Madonna della Neve il 5 agosto. Dall'alba al tramonto il popolo canta il suo culto alla Vergine, partecipando alla Celebrazione Eucaristica. La domenica successiva al 5 agosto, Ponticelli vive ilgiorno del trionfo. La domenica del Carro è il giorno della folla assiepata. Tutti seguono con gli occhi il movimento della lunga piramide. Fissano l'immagine della Madonna e ne individuano ogni sussulto, ogni sbandamento.

Il Carro, un'alta torre rettangolare a forma piramidale diversamente istoriata, anno dopo anno, da un artista - scelto attraverso un Concorso Nazionale per il Progetto Decorativo del Carro della Madonna della Neve di Ponticelli - viene portata per le strade dell'antico comune. Alla sommità del Carro si fissa la statua della Madonna della Neve. Se per un anno intero i fedeli vanno in chiesa, ora è Maria che passa tra le case dei ponticellesi, che aspettano senza mangiare, che adornano i balconi, che applaudono e manifestano la loro gioia anche attraverso gli scoppiettanti fuochi d'artificio. È l'esternazione dell'entusiasmo che cerca di caricarsi di fede autentica e quotidiana.

Da sempre il Carro è trasportato in piena libertà dai devoti. Quando il loro numero è sufficiente si procede con speditezza. Ma quando appaiono i vuoti si vivono momenti di ondeggiamento pericoloso e lo sguardo del popolo altalena velocemente dai muscoli sudati dei portatori allo svolazzante manto della Vergine. Ci sono tantissimi giovani. A guardarli bene, prima che s'immergano nel sottofondo della materializzazione della devozione, non ti spieghi perché lo facciano. Hanno altre idee e comportamenti, talvolta agiscono in modo dissacrante, eppure sono lì, sotto il Carro. Nessuno può dire quante persone occupano quei sette metri quadri. È una bolgia irrespirabile di calore e di sudore. Movimenti all'inizio umani, ma poi solo meccanici. Volontà di spingere di muovere di trasportare nell'attesa di captare la voce rauca, stanca, ma determinata di chi per generazioni ha scandito la reazione del sistema muscolare dei portatori: aìze... posa. Soltanto all'ultima posata, radicale autoaffermazione sul dolore, si sperimenta l'immediata certezza che lo sforzo, apparentemente senza legge, ha avuto ragione dell'impossibile.

Così, tra le undici e le diciannove, si snoda una processione lenta e intensa, ricca di emozioni, di pathos, di sussulti e di speranze. A sera, una folla oceanica accoglie il Carro che incede affaticato, ma solerte, in una piazza avida di festa e attende paziente che la statua venga riportata giù per passare sotto una pioggia di petali, tra preghiere gridate. Tutti sciamano solo quando la Vergine del Carro ha riconquistato il suo trono. Un altro anno si aggiunge come tessera multicolore nel mosaico del vissuto del popolo ponticellese.

Testo: G. Mancini (tratto da Feste e Riti d'Italia). Adattamento a cura della Redazione

Ponticelli

Ponticelli, appollaiato sulle sue prime pendici del Vesuvio per difendersi dalle Paludi di Napoli, si è lentamente sviluppato a partire dall'alto Medioevo intorno ai corsi d'acqua dell'antico Sebeto dove la vita quotidiana si districava in migliaia di orti, segnati da mulini e da fiumicelli, fonte di vita e di distruzione. La fantasia degli abitanti aveva inventato tanti ponticelli, dai quali deriva l'antico nome del paese, Ponticello, per affermare una continuità di comunicazione su vie interpoderali, sempre minacciata. Così, avrebbero potuto raggiungere la casa dei parenti o le poche cappelle disseminate nelle campagne per manifestare la loro fede e la loro devozione mariana. Almeno una volta all'anno, forse due, i contadini, caricati i loro carretti, raggiungevano a Napoli i monasteri padroni per soddisfare le clausole d'affitto.

Ponticello sviluppò una una organizzazione urbanistica essenzialmente rurale, localizzata lungo le direttrici naturali delle vie interpoderali. Queste restavano tracciate quando i contadini arginavano i loro orti con barriere di piante, divenendo il letto naturale dell'acqua, che veniva giù copiosa nei mesi invernali. La piana a nord, orograficamente più infossata, costituiva la ricchezza della regione, a sud, su un leggero declivio, s'impiantò lentamente questa nuova realtà abitativa. I gruppi familiari abbandonarono gli antichi insediamenti nelle paludi e si trasferirono compatti per parentela e per provenienza sui nuovi siti, ai margini della via prescelta. Piccole comunità crearono piccole isole che accolsero uomini ed animali domestici.

Due erano le direttrici che risalivano la china e al loro incontro s'inerpicava dolcemente il primo tratto della via che raggiungeva la più antica e nobile via sommese, parte del sistema viario romano. I due bracci convergenti nell'unico corso, disegnarono la pianta topografica di Ponticello.

Lì, fu costruita la prima Cappella, culla del culto, della devozione e della festosa celebrazione popolare della Madonna della Neve. Tutto ciò era una meravigliosa realtà già nel XV secolo. Nello stesso periodo in cui il piccolo villaggio si trasformava in Università e poi in Casale, si verificò un incremento demografico significativo e quella originaria Cappella non fu più ospitale ad accogliere tutti i devoti abitanti, forse un centinaio circa alla fine del XIII secolo ed alcune centinaia alla fine del XV.

All'alba del XVI secolo, l'Università di Ponticello fece costruire secondo le sacre disposizioni una chiesa sotto il titolo di S. Maria della Neve. Nel 1598 l'antica cappella era stata ampliata. Due erano le navate e non più una. Un corredo inaspettato arricchiva questa comunità: la fonte de battezzare di pietra bianca lavorata, una vasca arricchita di bassorilievi marmorei su colonna, e un organo a quattro registri.

La novità maggiore consisteva in un investimento cultuale, culturale ed economico che ha segnato la storia di Ponticelli in modo perenne: il fedele che frequentava la nuova chiesa per manifestare la sua fede era accolto da un trittico improprio, ma certamente accattivante per la bellezza singolare degli elementi composti sull'altare maggiore: la Statua lignea di Maria della Neve con il Bambino sul braccio destro e ai due lati le tavole lignee di S. Pietro e S. Paolo.

La devozione a S. Maria della Neve non ha conosciuto interruzione di sorta nei secoli successivi, assumendo un ruolo singolare sia nel secolo XVII, quando le fu riconosciuta pari dignità con la celebrazione di Natale e di Pasqua, sia nel XVIII, quando fu decretata come festa di precetto.

Nel 1914 si concluse un'ulteriore tappa nel cammino devozionale: il sommo privilegio, concesso dal Capitolo Vaticano, dell'Incoronazione dell'immagine della Madonna della Neve venerata a Ponticelli e famosa per i miracoli. La cerimonia si svolse il 2 agosto 1914 in una cornice di folla straordinaria, sulla pubblica ed ampia strada che oggi si chiama Viale Margherita, sotto un monumentale baldacchino imposto dalla Curia Napoletana.

L'ultima meta auspicabile, ed anche raggiunta, era l'elevazione del Tempio a Basilica Minore. Inoltrata la richiesta nel 1988, in occasione del II Centenario della proclamazione della Madonna della Neve a protettrice di Ponticelli, il 27 luglio di quell'anno S.S. Giovanni Paolo VI sottoscrisse il Breve Pontificio, decidendo di accogliere la richiesta comune del Clero e dei Fedeli di elevare al grado e alla dignità di Basilica Minore il tempio dedicato alla Beata Vergine della Neve nel quartiere Ponticelli dell'Archidiocesi di Napoli.


Foto: Comitato festeggiamenti Maria SS. della Neve di Ponticelli, 2006
Archivio Fotografico dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

 

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