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Lo Scarciacappa. Foto: E. De Simoni (28 aprile 2007), Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia Lo Scarciacappa. Foto: E. De Simoni (28 aprile 2007), Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

Madonna Incoronata a Santa Croce di Magliano

Scarciacappa

ULTIMO SABATO DI APRILE

La Madonna Incoronata

La Madonna alla quale si riferisce la festa dello Scarciacappa di Santa Croce di Magliano (Campobasso) è l'Incoronata di Foggia. Il culto dell'Incoronata ha il suo riferimento di fondazione nel racconto del prodigio avvenuto nel bosco del Cervaro, all'alba dell'ultimo sabato di aprile del 1001. Secondo la tradizione, la Madonna appare su una grande quercia, incoronata da due angeli, e indica a un cacciatore, il conte di Ariano Irpino, la statua che la rappresenta, chiedendogli di edificare in quel luogo una chiesa che possa contenere il simulacro. Il primo ad assecondare la richiesta di venerazione è un contadino, detto in Puglia Strazzacappa (in Molise Scarciacappa), che non esita a offrire il proprio olio per fare, con la pentola di rame, "caldarella", una lampada da appendere a un ramo dell'albero.

La quercia diviene in tal modo un provvisorio tempio arboreo della Madonna, alla quale viene eretto in seguito un edificio sacro, che nel tempo diviene meta di pellegrinaggi da tutta la Puglia e dalle regioni limitrofe, pellegrinaggi non solo devoti ma anche festosi: «[...] groups returning from the feast of the Madonna dell' Incoronata; a sanctuary yielding in antiquity, but equal in sanctity and fame, to that of St. Angelo. The majority of these were peasants, who, stimulated by a sense of devotion, or the mere love of amusement and novelty, had traversed a distance of seventy or eighty miles to perform this pilgrimage; which, if I may judge by their countenances, was any thing but a painful one».

Il simulacro ligneo dell'Incoronata di Foggia, di stile bizantino, rappresenta una madonna dal volto scuro, simile a quelle portate dai monaci basiliani durante la persecuzione iconoclasta e, nell'epoca delle crociate, dagli ordini cavallereschi, soprattutto dai templari, legati alla figura di Bernardo di Chiaravalle. Bernardo, predicatore della seconda crociata, nel commento al Cantico dei Cantici avvalora, e in qualche modo giustifica, questa immagine di Maria: «Quia, inquit, exsultatis in me, et post me curritis, ne attendatis quod nigra sum, id est sobria vobis: vel nigra sum in humilitate et pressuris mundi, quia formosa sum in oculis sponsi, quia decoloravit me sol. In cute corporis color apparet» . La statua della Madonna Incoronata, portata in processione a Santa Croce di Magliano, a differenza del simulacro di Foggia, ha il volto bianco. In base alle raffigurazioni collegate al racconto tradizionale, la Vergine è posta al centro della quercia, affiancata da due angioletti, in basso a destra vi è lo "Scarciacappa" con la pentola di rame, a sinistra la coppia di buoi aggiogati.

La festa dell'Incoronata a Santa Croce di Magliano

La devozione dei molisani verso l'Incoronata trova le sue radici nella transumanza. Il santuario di Foggia, per la centralità rispetto ai vari tratturi del tavoliere pugliese e per la forte valenza religiosa, è stato infatti luogo privilegiato di sosta e di festa dei pastori, prima del ritorno nelle loro terre d'origine. La processione dell'ultimo sabato di aprile in onore della Madonna dell'Incoronata, a Santa Croce di Magliano , oltre ad esprimere il sentimento religioso, è anche una rievocazione del lavoro pastorale e una celebrazione dello stretto rapporto tra uomini e animali.

La benedizione degli animali assume infatti, nella festa, un ruolo centrale. I preparativi iniziano nei giorni precedenti, e impegnano i proprietari in una particolare cura degli animali che verranno portati in processione. Si rinnova in questa occasione il legame tra uomo e natura, in una sorta di ulteriore addomesticamento, effettuato attraverso l'abbellimento delle bestie, festosamente ornate. L'animale diviene un alter ego del padrone, e deve rappresentarlo nel migliore dei modi. Non si tratta tanto di una umanizzazione, quanto di uno scambio profondo, che dallo spazio del lavoro, sia esso ancora in atto o passato, si trasferisce nello spazio della festa. Il legame con gli animali caratterizza gran parte delle tradizioni del Molise, ed è alla base di un'ideologia fortemente connessa con il territorio e con la natura, nei suoi molteplici aspetti. Nonostante gli inevitabili cambiamenti sociali ed economici dal secondo dopoguerra ad oggi, e forse proprio a causa di essi, riemerge l'esigenza di sancire, nella festa, il rapporto fondamentale tra uomo e natura. Gli animali divengono quindi icone devozionali viventi, da curare e adornare al pari dei simulacri religiosi.

La festa prevede anche l'importante contributo delle donne, che si prodigano per la preparazione della treccia, un formaggio a pasta filata modellato a forma di nastro intrecciato. La treccia è un elemento caratteristico della festa e viene indossato, a tracolla, da cavalieri, pastori e altri partecipanti. Questo ornamento alimentare rappresenta il prodotto stesso del lavoro comune tra uomo e animale, una collana preziosa da esibire in segno di abbondanza e di auspicio per le attività produttive. Nel dispiegamento di questi beni, si rende grazie a ciò che ancora garantisce la sopravvivenza, mantenendo come simbolo di riferimento religioso un'immagine mariana che, con la sua collocazione arborea, ben esprime l'originaria sacralità della natura.

La processione

L'ultimo sabato di aprile, Santa Croce di Magliano partecipa intensamente a questa gioiosa celebrazione, che è uno degli eventi più importanti del ricco calendario festivo locale. Già dal mattino i bambini percorrono il corso principale, con i loro piccoli animali, preparati per la benedizione. Dopo la messa in onore dell'Incoronata nella chiesa di Sant'Antonio di Padova, santo che sarà festeggiato a giugno con una imponente processione di carri, il corteo degli animali si fa più intenso.

Le vie del paese sono completamente invase da greggi di pecore e capre, da buoi e cavalli: una vera e propria irruzione della natura nel centro abitato. Sfilano anche carretti con bambini trainati da cavallini e un camioncino sormontato dall'immagine della Madonna e dalla bandiera italiana, con un cartello recante la scritta "L'arca di Noè". Il camioncino trasporta gabbie contenenti animali da cortile, per completare la rappresentazione del mondo animale collegato al lavoro agricolo, pastorale e alla vita quotidiana.

I cavalieri sono vestiti a festa e indossano a tracolla la treccia di formaggio, che sarà poi distribuita in pezzi e consumata, in una condivisione collettiva d'un cibo significativo per tutta la comunità. La dimensione sonora è segnata dallo scalpitio dei cavalli, dai versi degli animali, dai campanacci e dallo schioccare delle fruste, dette "sagliocche", che costituiscono un tratto distintivo della partecipazione alla festa, in quanto strumento di comando e guida, riferito alla capacità di addomesticamento, prerogativa generalmente rientrante nella sfera maschile. Il corteo si dirige verso la chiesa di San Giacomo, dinnanzi alla quale il sacerdote si prepara per la benedizione, che avrà inizio con gli animali più piccoli, condotti dai bambini. Prima di essere benedetti, gli animali devono compiere tre giri rituali intorno alla chiesa.

Lo Scarciacappa

Al termine delle benedizioni, la processione dell'Incoronata si apre con lo Scarciacappa, che nel simulacro presenta il volto estasiato dall'apparizione, mentre nell'impersonazione è un uomo ricoperto da una veste nera, con il viso completamente oscurato. Lo Scarciacappa è accompagnato da una coppia di buoi aggiogati, con l'aratro capovolto, sul quale sono appesi un paiolo e una lanterna, a ricordo dell'evento miracoloso.

Il buio nel quale avanza lo Scarciacappa rievoca l'oscurità dell'inverno, stagione sospesa dalla quale scaturisce la rinascita primaverile, ma potrebbe anche riferirsi all'accecamento provocato dalla teofania della Madonna, dal suo insostenibile splendore, splendore che sembra trasferirsi nel luminoso bianco dei buoi. In generale lo Scarciacappa, al di là del suo collegamento con il racconto del prodigio, è una figura dalle valenze demoniache, che compie la sua uscita dagli inferi con la guida di questi candidi animali, rinnovando in tal modo il contrasto tra la morte e la vita.

Testo e adattamento: E. De Simoni (tratto da Feste e Riti d'Italia)


Foto: E. De Simoni e D. D'Alessandro (28 aprile 2007)
Archivio Fotografico dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

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