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Sant'Antonio di Padova a Castellino del Biferno

Pizzicantò

12 GIUGNO

Le torri umane
Il pizzicantò è un rito ludico molisano che prevede la realizzazione di piramidi umane; una tradizione viva soprattutto a Castellino del Biferno, ma anche patrimonio del folklore di altre località.

Nell'Ottocento, si hanno notizie della diffusione di tale gioco-rito in più regioni italiane: in Sicilia era detto la vara o l'animulu, in Campania era conosciuto come pizzicandò oppure la piramide. Forse è giunto nel nostro meridione nei periodi di dominazione spagnola. Difatti, l'area geografica di maggiore tradizione delle "torri umane" è appunto la Spagna, in particolare la Catalogna, regione dove sono attivi numerosi gruppi di castellers. I castells spagnoli sono molto alti. A Sabadell, nel settembre 1996, durante la Festa Major, ho potuto vedere in opera tre gruppi di castellers che hanno formato piramidi di nove piani.

L'innalzamento (carregar) delle torri umane catalane segue un procedimento ormai standardizzato. Si forma una larga base di persone (penya) in modo da ottenere una piattaforma molto stabile per i successivi piani. Al centro di questa folla (i penya sono tantissimi, a volte oltre cento elementi) ci sono i baixos che rappresentano i quattro giocatori più robusti e forti del gruppo. Tra i penya vi sono altre quattro tipologie di giocatori che hanno come compito principale quello di aiutare in ogni modo gli uomini che andranno a costituire gli altri piani del castello e di controllare che lo stesso venga su ben dritto, evitando, fin dove possibile, che ondeggi e possa cadere. I segons, i tercos e i quarts sono gli uomini che creano i tre piani successivi. Seguono poi i pomm de dalt, cioè i giocatori che formano i livelli più alti. Il penultimo piano è costituito da un solo giocatore (un ragazzo di 12-15 anni, detto aixecador) e l'ultimo da un fanciullo, il più giovane di tutti, chiamato anxaneda. Giunto all'apice della torre, l'anxaneda alza un braccio in segno di trionfo. Quindi il castello viene "smontato" (descarregar).

Il pizzicantò a Castellino del Biferno

La festa di Sant'Antonio di Padova è una delle più sentite a Castellino del Biferno. La sera della vigilia si accendono falò e si preparano altarini devozionali (spuliche) con l'immagine del santo. Anche la gastronomia ha un ruolo, con la preparazione delle sagnitelle, un gustoso primo piatto.

La vera caratteristica della festa, però, è il "gioco" del pizzicantò (o pizzicandò, pizzichentò). Alcuni gruppi di persone realizzano piramidi umane, che la tradizione vuole composte da tredici elementi. Il 13, infatti, è il numero di Sant'Antonio: il quale dispensa tredici grazie ogni giorno; al quale si dedica, dal 31 maggio al 12 giugno, la "tredicina"; e la cui festa cade il 13 giugno. Forse anche il nome del rito ha relazione con il santo, laddove, secondo l'interpretazione di alcuni, pizzicantò significa "pizzicare Antonio".

La costruzione tradizionale dei pizzicantò castellinesi prevede una composizione di tre piani realizzati da 7+4+2 giocatori. Tale schema, però, negli ultimi anni è stato stravolto; c'è un numero di persone maggiore alla base (anche 10-12), ed un solo elemento al terzo livello. Al centro delle piramidi viene posta una pertica alla quale i pizzicantari si aggrappano e che rende più stabile la costruzione. Le torri sfilano per le vie del paese, e nel procedere girano su se stesse intorno al palo. Lo scopo, infatti, è anche quello di mostrarsi, di roteare con armonia in una sorta di ballo tondo.

C'è anche un aspetto musicale. I pizzicantari, accompagnati da un suonatore d'organetto o fisarmonica, cantano delle strofette dialettali che sono incitamenti tra chi sta al piano inferiore e chi a quelli superiori della torre. I primi ammoniscono gli altri affinché non perdano l'equilibrio e non provochino il crollo della piramide, facendo così la botta.

Non di rado sfilano pure pizzicantò formati da donne o da ragazzini, a testimonianza della partecipazione attiva al rito da parte dell'intera comunità.

Fino ad alcuni decenni fa, a Castellino, finita la festa del pizzicantò, i braccianti agricoli locali partivano verso il Larinate e la Puglia dove si recavano per la mietitura. In molte culture, i riti tesi alla conquista simbolica dell'altezza (che è una ratio delle torri umane) erano propiziatori per la crescita della spiga matura, in ragione d'una magia imitativa.

Testo: M. Gioielli (tratto dalla rivista "Made in Molise", anno III, n. 6, autunno 2001, pp. 55-56)

 
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