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Febbraio

Febbraio

  • I Santi:

    5 febbraio: sant’Agata
    Sant’Agata (dal greco Agathé, buona) fu martirizzata verso la metà del III secolo, secondo la tradizione il 5 febbraio 251, attestando il suo antichissimo culto. Nata a Catania e appartenente ad una ricca e nobile famiglia cristiana, Agata si consacrò a Dio intorno ai 15 anni e in piena epoca di persecuzioni cristiane fu vittima del proconsole della città Quinziano, uomo superbo e prepotente. Questi, conquistato dalla bellezza della giovane donna, si innamorò di lei e cercò inutilmente di renderla sua schiava: i tentativi di sedurla non sortirono alcun risultato e pertanto Agata fu oggetto di inaudite torture, dalle quali uscì ancora viva: le vennero stirate le membra, fu lacerata con pettini di ferro e scottata con lamine infuocate finché non le vennero tagliati i seni con enormi tenaglie. Non riuscendo nei suoi scopi alla fine Quinziano, vinto dall’odio, la fece bruciare su un letto di carboni. Ma il velo che lei portava non bruciò e diventò subito una delle reliquie più preziose, il cui miracoloso potere si rivelò sin dall’anno successivo alla sua morte, durante l’eruzione dell’Etna del 252: il velo venne infatti opposto alla colata di lava che sorprendentemente si arrestò. Da allora sant’Agata è divenuta patrona di Catania e protettrice contro le eruzioni vulcaniche e gli incendi.

  • Accadde:

    17 febbraio 1600: muore Giordano Bruno
    Nato a Nola nel 1548, Giordano Bruno entrò diciassettenne nel convento di San Domenico a Napoli dove ebbe l’opportunità di studiare e formarsi un’ampia cultura per poi laurearsi in teologia. Proprio i sui studi gli permisero di ampliare i suoi pensieri e di dubitare di alcuni dogmi della Chiesa, quali ad esempio il dogma della Trinità. Denunciato di eresia da un altro frate, Giordano abbandonò il convento e l’abito domenicano (1576) iniziando a peregrinare in Italia e in tutta Europa: fu a Genova e Torino, poi a Venezia e Padova; successivamente andò a Ginevra, a Parigi, a Londra e in Germania. In questi anni scrisse e pubblicò numerosi testi tra cui il celebre “De l'infinito universo et mondi” nel quale per la prima volta si affermava che l'Universo non può avere limiti. Venne arrestato nel 1592 a Venezia, tradito dal suo ospite Giovan Francesco Mocenigo, che lo denunciò all'Inquisizione accusandolo tra le altre cose di blasfemia, di non credere nella Trinità, di credere nell'esistenza di mondi infiniti e di praticare arti magiche. Venne arso vivo il 17 febbraio 1600 in Campo de’ Fiori, lì dove oggi si trova la statue e il monumento a lui dedicati. Le sue ceneri vennero gettate nel Tevere.

  • Feste e sagre:

    Festa della Polenta o Pulendina, Vernio (PO)
    La prima domenica di Quaresima si svolge a Vernio, in provincia di Prato la "Festa della polenta" o "Pulendina", festa popolare che ricorda come nell’anno 1512 la popolazione del luogo subì un saccheggio ad opera di truppe mercenarie provenienti da Barberino al soldo del Vicerè spagnolo Raimondo da Cardona. In seguito al “Sacco di Prato” la popolazione di Vernio cadde in una miseria così profonda da indurre i conti Bardi, signori e feudatari della Contea, a distribuire della polenta dolce insieme ad aringhe e baccalà. Per rievocare questo avvenimento ancora oggi si provvede alla distribuzione delle pietanze che un tempo sfamarono la popolazione: durante la festa, celebrata ogni anno la prima domenica dopo le Ceneri, esperti "polendai" scodellano paioli e paioli di genuina polenta di farina di castagne che viene offerta insieme alle aringhe e al baccalà.

  • La ricetta:

    Fracchiata d’Abruzzo
    E’ questo un piatto che oramai sta cadendo inesorabilmente in disuso perché uno degli ingredienti, le cicerchie, la cui farina era  utilizzata, è un legume sempre più difficile da reperire. E’ un piatto che risale alla fine del ’600 e il cui nome deriva dal verbo latino “frangere” che significa pestare, tritare o macinare.
    Ingredienti: 750 gr di farina di ceci e cicerchie, 150 gr. di alici, 200 gr. di peperoni dolci secchi, farina, olio extravergine di oliva per la frittura di alici e peperoni, sale q.b.
    Portare ad ebollizione l’acqua leggermente salata e gettarvi la farina a pioggia, un poco alla volta , rimescolando continuamente come per la  polenta di granturco; far cuocere per 45 minuti circa. A parte, infarinare le alici salate e i peperoni dolci secchi e farli friggere in olio d’oliva bollente. Condire la fracchiata  cospargendola con olio di frittura  e disponendovi sopra le alici e i peperoni.

  • Il proverbio:

    Chi vuole un buon erbaio semini in Febbraio

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