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Occitani: storia

La civiltà occitana si sviluppò nel medioevo, con una raffinata cultura che condizionò tutta l'Europa, e interessò il campo della letteratura e della musica.
All'inizio del XII secolo apparvero le poesie dei trovatori, il primo dei quali fu Guglielmo VII conte di Poitiers, chiamato, poi, Guglielmo IX duca di Aquitania. È ben noto quanto la nascente cultura italiana del XIII secolo, con Dante e la Scuola del dolce stil novo sia in debito con i trovatori occitani, la loro lirica ed la loro poetica.
Nei primi anni del 1200 una parte degli Occitani divenne eretica, aderendo in particolare alle comunità dei Càtari e dei Valdesi. Nei loro confronti il Papa ordinò una crociata (la crociata degli Albigesi), che durò molti anni e nella quale furono compiuti grandi massacri. In quella circostanza fu introdotto il francese come lingua di occupazione. Questa guerra produsse il declino socio-economico della Linguadoca, che portò l'Occitania a divenire una sorta di colonia della Francia.
A partire dal 1242 i trovatori lasciarono le corti occitaniche e si rifugiarono oltre le Alpi ed i Pirenei. Si interruppe così, nel XIII secolo, l'uso letterario della lingua d'oc.
Nel 1539, con l'editto di Villers-Cotterêts, almeno a livello ufficiale, l'occitano fu relegato al ruolo di dialetto locale, perdendo la caratteristica di lingua di cultura universalmente riconosciuta.
Anche i Savoia perseguitarono i Valdesi e, nel 1561, firmarono la Pace di Cavour, primo esempio di riconoscimento di una professione di fede diversa dalla cattolica, limitatamente alla Val Pellice, alla Val Germanasca ed al versante destro della media e bassa Val Chisone, dette Valli Valdesi.
Le persecuzioni dei Valdesi ripresero nei secoli XVII e XVII, ma le discriminazioni nei loro confronti cessarono soltanto nel 1848, sotto il regno di Carlo Alberto.

Cartello bilingue a Guardia PiemonteseUna particolarità della minoranza linguistica è rappresentata dal comune di Guardia Piemontese, in provincia di Cosenza. In questo paese si raggrupparono i superstiti delle persecuzioni delle colonie valdesi di Bobbio Pellice (Torino). Lasciate le vallate piemontesi tra il 1300 ed il 1400, si insediarono in Calabria, dove vissero in pace per oltre tre secoli, dedicandosi all'agricoltura, alla pastorizia, curando la coltivazione di uliveti, di vigneti, del cotone, della canapa, di allevamenti di bachi da seta e ovini per la lana. Ma quando, nel XVI secolo, aderirono alla Riforma protestante, furono soggetti alle violente repressioni da parte dell’Inquisizione, tanto che la popolazione fu praticamente decimata. I pochi sopravvissuti furono sottoposti a pene severe e diverse imposizioni, fra cui il divieto di parlare il loro dialetto, la lingua occitana. Nonostante i forti condizionamenti subiti, oggi Guardia Piemontese (La Gàrdia), e in minor misura San Sisto dei Valdesi, fra tutti gli altri insediamenti di origine valdese, operano per mantenere viva la loro identità, che si traduce soprattutto nella sopravvivenza dell'antica lingua occitana, e per conservare luoghi e costumi simbolo della loro storia.

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