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San Rocco a Tolve. Foto: P. Ciliento, 2007,  Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia San Rocco a Tolve. Foto: P. Ciliento, 2007, Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

San Rocco a Tolve

16 agosto - 16 settembre

La festa

Uno degli aspetti che maggiormente caratterizza oggi il culto di San Rocco a Tolve (Potenza) è lo sdoppiamento della festa che inizialmente si svolgeva solo il 16 agosto e che a partire dal 1904 viene replicata anche il 16 settembre. La motivazione di questo duplice appuntamento non risulta ben chiara, le fonti storiche più accreditate giustificano questa scelta con una motivazione connessa all'andamento della vita agricola: nel mese di agosto, i contadini tolvesi erano impegnati nei campi nella raccolta del grano e la festa del Santo patrono finiva per distoglierli dai loro impegni, inoltre il doppio festeggiamento offriva la possibilità di trarre vantaggio da un duplice flusso di pellegrini e di offerte e facilitava la gestione del gran numero di fedeli in arrivo. In conclusione la pratica di festeggiare San Rocco in due tempi diversi ha incontrato il favore di tutti e per questo è continuata nella pratica attuale.

Il rito del 16 agosto

I percorsi dei pellegrini che dai loro paesi si avvicinavano a Tolve spesso si sviluppavano lungo i tracciati dei tratturi ed erano intrapresi a piedi, sugli asini o sui carretti, con una durata spesso di più giorni - ancora oggi accade che qualche pellegrino arrivi a piedi come voto al Santo - lungo queste strade si sono andate creando tappe di sosta dove i pellegrini riprendevano le forze, si incontravano, condivendo le loro esperienze di fede. Lungo questi tragitti, edicole votive e chiesette sono diventate passaggi obbligati presso i quali ogni comunità in cammino di devozione si ferma per svolgere i propri riti.

I festeggiamenti iniziano con la prima festa del 16 agosto, richiamando quelli che i tolvesi definiscono "pellegrini della marina", in passato, infatti, accorrevano in questa data soprattutto i contadini provenienti dai paesi della pianura sottostante dove la mietitura era già terminata. Attualmente, oltre ai tanti emigranti che fanno ritorno al proprio paese per le vacanze, alla processione del 16 partecipano i fedeli dai vicini paesi di Spinazzola, Minervino Murge Montemilone, Palazzo S. Gervasio, Genzano, Banzi, Grassano, Oliveto Lucano, Calciano, Forenza, Acerenza e Oppido Lucano.

Fino agli inizi del secolo scorso, alla vigilia della festa, gruppi di pellegrini trascorrevano la notte intorno ai fuochi, cantando e ballando. Oggi i festeggiamenti di agosto, proprio per la natura stessa dei pellegrini partecipanti, assumono una aria di sagra di paese e nella via principale addobbata di luminarie viene allestito un variopinto mercato che offre i prodotti più diversi. Nel mescolarsi alla folla è ancora possibile incontrare degli anziani che indossano parte del vecchio abbigliamento tradizionale: alcuni uomini passeggiano nei loro pantaloni e gilets di velluto pesante, i bastoni e le robuste scarpe, alcune donne indossano le ampie gonne scure, con il grembiule, le camicie lavorate ed il capo coperto con gli ampi "fichu". Continua, anche se in maniera molto minore, la vecchia pratica devozionale di portare al santuario i propri bambini indossando il costume tipico del Santo, come tributo e ringraziamento per grazia chiesta o ottenuta.

Il rito culmina il 16 agosto con la solenne processione del mezzogiorno intorno al paese, della durata di circa tre ore. La statua lignea, custodita nel Santuario, per l'occasione viene "vestita" con tutto l'oro del tesoro di San Rocco costituito da un numero immenso di catenine d'oro, medaglie, orologi, bracciali, collane, penne ed anelli donati al santo. Le stime più attendibili dicono che l'oro ammonti a circa un milione di euro. In passato al Santo venivano offerti, oltre all'oro e al denaro, anche galline, capi di bestiame, tavolette dipinte, abiti da sposa o di battesimo ed addirittura trecce per grazie ricevute o per propiziare richieste di aiuto. Fino a qualche tempo fa, giovani ragazze vestite di bianco aprivano il corteo dinanzi al Santo reggendo borse piene di denaro, oggi questa offerta non viene più esposta lungo la processione, ma in uno dei locali della Casa del Pellegrino vengono conservate foto e filmati dell'epoca che mostrano il rito. All'uscita della Chiesa Madre, la statua di San Rocco, presentata alla folla dei fedeli in cima alla scalinata, suscita una forte emozione e l'apparizione con la sua copertura d'oro lascia completamente storditi. Tutte le campane suonano a festa e da più parti s'innalza il noto canto al Santo mentre inizia la musica della banda Il corteo solenne viene aperto e guidato dal Cerimoniere che con la fascia e il bastone nella mano, guida la processione lungo l'intero percorso Seguono i cirii (detti anche cinti, cente, sciglii o gregne) costruzioni in legno e innumerevoli candele, decorate con immagini sacre, fiori e nastri colorati, di dimensioni imponenti e portati a spalla da più persone. Al termine della processione le candele dei cirii vengono offerte al santuario per essere arse nel corso dell'anno davanti al Santo. Gagliardetti, la croce astile e il clero seguito dai carabinieri anticipano l'arrivo di San Rocco coperto dal suo "vestito" d'oro portato a spalla dai fedeli. Chiude la successione un baldacchino di seta gialla ricamato nella parte inferiore, sostenuto dalle donne. E' ancora possibile incontrare devoti che seguono scalzi la processione. Lungo il percorso le finestre e i balconi, pieni di fedeli, sono abbelliti con stoffe preziose e fiori.

L'inno al Santo "Evviva Santi Rocco! ...ca int'a Tolve stai" cantato dalle donne e dagli anziani, risuona lungo il corteo incrociandosi con le invocazioni del clero al seguito della processione e si affianca agli stacchi della banda. La processione, avanzando con una andatura lenta e suggestiva, si snoda per le vie di Tolve e ritorna lentamente al santuario, dove il santo viene ricollocato per ricevere l'omaggio finale dalla folla dei pellegrini.

Il rito del 16 settembre

Il secondo festeggiamento in onore del San Rocco di Tolve cade il 16 settembre. La festa autunnale richiama i tradizionalmente detti "pellegrini della montagna", contadini provenienti dai paesi delle zone montuose circostanti, dove la mietitura terminando oltre la metà di agosto, impediva loro di partecipare alla festa del 16 agosto. I festeggiamenti di settembre, pur seguendo nell'insieme uno schema di svolgimento analogo a quelli del mese precedente, hanno conservato comunque un aspetto più devozionale. Alla processione di settembre partecipano soprattutto fedeli da Vaglio, Potenza, Tricarico, Stigliano, Accettura, Campomaggiore, Pietrapertosa e Castelmezzano. La festività del Santo patrono rappresenta a tutt'oggi, per i cittadini di Tolve un momento particolare che caratterizza l'immagine del paese e il suo ruolo di custode del più importante culto rocchiano dell'area. Inoltre, nonostante i cambiamenti nel tempo, il culto continua ad essere fortemente sentito in tutta la regione, ne costituisce uno dei suoi tratti identitari più forti e rinnova ogni anno la validità e la profondità di questo immenso patrimonio culturale e spirituale.

San Rocco

San Rocco è venerato dalla Chiesa cattolica come protettore dei pellegrini, degli appestati e dei contagiati in generale, in alcuni luoghi è invocato a protezione degli animali e contro gli eventi catastrofici naturali, inoltre, per aver patito le stesse sofferenze, è patrono degli invalidi, dei prigionieri e degli emarginati.

Gli studi sulla storicità della vita di San Rocco sono molto complessi e spesso controversi, si è comunque concordi nell'indicare Montpellier in Francia come sua città natale e Voghera in Italia come luogo della sua morte.

Le principali tappe della vita del Santo, considerate attendibili dagli studiosi, sono: la nascita francese, la partenza per Roma - dove sulla via, ad Acquapendente, effettua la prima guarigione di appestati - l'arrivo a Roma con la guarigione del cardinale che lo presenterà al papa, la ripresa del viaggio per ritornare a Montpellier passando per Rimini, Novara e Piacenza, il contagio della peste a Piacenza e il ritiro nel bosco dove guarirà, la ripresa della via verso la Francia e la morte a Voghera, dopo 5 anni di prigionia. Rocco venne nominato santo già nel 1414, durante il Concilio di Costanza, ma solo nel 1584 ne venne sancita la canonizzazione e fissata al 16 agosto di ogni anno la festa liturgica.

Nell'iconografia tradizionale il Santo è vestito da pellegrino con alcuni attributi simbolici che ne rappresentano la vita e le opere: un bastone, una zucca per contenere l'acqua, conchiglie - forse a ricordare il suo presunto pellegrinaggio a Compostela - la bisaccia. In alcuni casi è raffigurato anche con una piccola fiaschetta attaccata alla cintola - forse contenente un medicamento- piccoli bisturi, la corona del Rosario, una croce rossa sugli abiti, sul lato del cuore, ad indicare l'angioma a forma di croce che si dice avesse avuto sul petto fin dalla nascita. Spesso è accompagnato da un angelo, soprattutto nelle raffigurazioni più antiche: è il messaggero di Dio che interviene più volte nel corso della vita del Santo. Anche il cane con in bocca un tozzo di pane - o che lecca la piaga del santo - è un altra figura simbolica che caratterizza il Pellegrino di Montpellier: narra infatti la leggenda che un cane ne abbia avuto cura, nutrendolo e leccandone le ferite, durante la sua malattia. Tuttavia, l'elemento distintivo di San Rocco sono i segni della peste: una piaga, solitamente sulla coscia, o le mani e gli arti deformati dai postumi del contagio.

Il culto a San Rocco è ancora evidente e vivissimo in tutta Europa, forse perché questo Santo, più di altri, rappresenta la guarigione e l'azione di volontariato e di carità verso i malati ed i bisognosi in generale. Per questo motivo sono numerosissime le Confraternite e le Parrocchie italiane a lui intitolate: 284, secondo alcuni. Non sono pochi neppure i Comuni che lo hanno eletto a Patrono ed è quasi impossibile elencare le cappelle e le edicole dedicategli, spesso alle porte dei paesi, quasi a da difesa da malattie contagiose e calamità naturali.

Dal punto di vista della religiosità popolare, il culto di San Rocco mantiene ancora oggi, in Italia come all'estero dove è stato esportato dagli emigrati italiani, una forte componente emotiva e di partecipazione e contrariamente ad altri culti non sembra affievolirsi, anzi, in alcune realtà si rileva addirittura una rinnovata partecipazione.

Il culto di San Rocco a Tolve

In Lucania, percorrendo l'antica via della transumanza che attraverso l'area del potentino collega la valle del Bradano con la Puglia, si incontra uno dei più interessanti luoghi dedicati ancora oggi alla devozione di San Rocco: Tolve, che lo festeggia ogni anno per ben due volte: il 16 agosto ed il 16 settembre.

Il culto di San Rocco a Tolve è relativamente giovane: fin quasi agli inizi del '700 il patrono della città era San Nicola di Bari, che appare raffigurato nell'abside e in un polittico del '500 nella Chiesa Madre. Si narra che la statua lignea di San Rocco fu abbandonata nelle campagne di Tolve dalle truppe francesi in ritirata nel XVI secolo - leggenda coerente sia con l'origine francese del santo che con le guarigioni miracolose dalla peste che, nella realtà storica, venne diffusa proprio dalle truppe francesi.

Il crescendo del culto rocchiano è confermato dai registri dell'Archivio Parrocchiale di Tolve, dai quali si rileva come fra la fine del '600 e inizio del '700 il nome Rocco diventi il più diffuso nell'area. Un fatto storico che potrebbe essere connesso all'infiammarsi della devozione a San Rocco è il terremoto del 1783, uno dei più disastrosi della storia lucana: l'istintivo ricorso alla intercessione della Madonna e di alcuni santi potrebbe essere in relazione con il restauro della statua del Santo e la creazione della prima struttura di accoglienza per i pellegrini che verrà gestita, fino alla metà del '900, dalla Confraternita del Glorioso San Rocco di Tolve.

La grande intensità del culto al Santo è confermata dal consistente patrimonio di ex voto custodito nella "Casa del Pellegrino", una struttura nei pressi della Chiesa Madre di San Nicola, dove viene offerta assistenza ai pellegrini. La raccolta di ex voto testimonia - attraverso immagini, tavolette dipinte, parole ed oggetti - molti aspetti della vita di questa zona e della pietas popolare dei suoi abitanti.

Testo: B. Terenzi (tratto da Feste e Riti d'Italia). Adattamento a cura della Redazione


Foto: P. Ciliento, 2007
Archivio Fotografico dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

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