Menu
Ti trovi qui:Feste e tradizioni»Campania»San Paolino a Nola
La Barca di San Paolino, 1969. Foto: V. Contino, 1969, Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia La Barca di San Paolino, 1969. Foto: V. Contino, 1969, Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

San Paolino a Nola

Gigli

PRIMA DOMENICA SUCCESSIVA AL 22 GIUGNO

Una festa lunga un anno

Nola (Napoli) festeggia il suo copatrono, San Paolino vescovo, con una processione religiosa il 22 giugno e con la Festa dei Gigli nella domenica successiva. Per l'occasione ogni anno vengono costruite una Barca guidata da un Turco e otto Gigli, costruzioni a forma di obelisco, in legno d'abete e di castagno, rivestite in cartapesta, alte circa 25 metri, ognuna delle quali rappresenta una corporazione di un mestiere tradizionale. Il 22 giugno i cittadini di Nola affollano il Duomo fin dalle prime ore della mattina per assistere alle messe officiate presso la cappella del santo. Poi le porte della Basilica si aprono per dare inizio alla processione, che vedrà sfilare per le vie della città i Gigli fino alla loro entrata in piazza, al termine della quale il Vescovo benedirà gli obelischi e la barca e pronuncerà il suo discorso dalle scale del Duomo. In questa giornata anche le nove bandiere delle corporazioni rendono omaggio al patrono, portate dai maestri di festa e poste sulle pareti della cappella di Paolino.

La preparazione della festa occupa tutto l'anno e già dalla sua conclusione, a mezzanotte, i maestri di festa, cioè gli uomini designati a prendere il giglio per l'anno successivo, firmano in Municipio l'impegno, dando le più ampie garanzie, a preparare il giglio per la categoria o corporazione corrispondente al giglio prescelto, assumendosi anche l'onere della spesa. L'impegno, a caparra, viene sancito con la somma di denaro che si usa dare ai vari rappresentanti dai cantanti, delle fanfare, dei costruttori dei gigli, etc. dal maestro di festa per assicurarsi la loro prestazione. I maestri di festa devono avere determinati requisiti che possono essere modificati di anno in anno. Così dopo pochi giorni dalla conclusione della festa, i vari comitati, cioè le associazioni di persone che divideranno con i maestri di festa l'impegno dell'organizzazione per il loro giglio, sfilano per la città con la banda musicale per presentarsi ufficialmente ai cittadini, è la prima uscita.

Nel mese di settembre avviene il passaggio, lo scambio della bandiera, che esce dalla casa del vecchio maestro di festa per entrare nella casa del nuovo, che la custodirà con l'orgoglio di essere stato designato dal comitato a sovrintendere alla buona riuscita delle fasi della festa che culminerà nella sfilata, cerimonia molto sentita e seguita dalla cittadinanza accompagnata dalla fanfara, e dalla ideale benedizione di San Paolino sotto il cui monumento avviene lo scambio, accompagnato da musiche e spari. Il maestro di festa assieme alla sua famiglia deve, quindi, scegliere il mastro costruttore dell'obelisco, che presenterà i suoi bozzetti e avrà un acconto sulla somma pattuita. Queste macchine hanno una durata effimera perché alla fine della stessa festa i gigli saranno abbattuti per poter essere ricostruiti nuovamente l'anno seguente, secondo un rituale simbolico di morte e rinascita che richiama la ciclicità degli eventi quotidiani attraverso la rinnovata esperienza creativa della costruzione annuale degli obelischi.

La questua

La lunga, laboriosa e costosa preparazione della festa presuppone l'esistenza di un buon comitato organizzativo ma soprattutto la designazione a maestro di festa, che si presuppone abbia una buona capacità di organizzazione economica per affrontare l'impegno di spesa spesso ingente che la costruzione del giglio comporta. La collaborazione spesso può essere assolta anche gratuitamente in funzione di uno sforzo comune finalizzato verso un unico obiettivo condiviso, la buona riuscita di una festa che di anno in anno segnerà la propria fine per riproporre subito dopo il proprio ritorno, nel suo continuo disfarsi e rifarsi stagionale.

A primavera iniziano le questue, anche queste annunciate dalla banda musicale che con il comitato e i cittadini sfila per le vie della città. Dopo aver reso omaggio al santo, il corteo si inoltra nel cuore della città passando per i negozi e le case dei conoscenti che offrono il loro contributo ricevendo in cambio vari doni che caratterizzano quel Giglio o quella famiglia di maestri di festa. La raccolta continua dopo il pranzo, detto a tavuliata, consumato in un ristorante dove, oltre al comitato e alla banda musicale, i maestri di festa invitano altri commensali che faranno la loro offerta nominativa, puntualmente registrata dai maestri di festa. Alla fine verrà pubblicamente dichiarata la somma ricavata, dato importante per stabilire la forza economica del comitato preposto al giglio di quella corporazione. Così fino ai primi di giugno ogni maestro di festa, per un solo giorno, procederà alla questua con queste modalità, mentre al giglio dell'ortolano è consentito di prolungarla per otto giorni, per raccogliere denaro anche nelle campagne e in periferia.

La costruzione delle macchine

I Gigli devono essere solidi e flessibili nel contempo, per poter anche ballare, obbedendo agli ordini del capo della paranza, cioè della squadra dei circa 120-8 uomini, chiamati cullatori, vestiti con la maglia caratteristica del proprio giglio. Sono loro che dovranno trasportarli a spalla per tutta la durata della sfilata, facendoli danzare al ritmo della banda musicale posta sulla base di ogni giglio.

Elemento centrale dello scheletro di legno di ogni giglio è la borda, l'asse centrale, un palo lungo circa 25 metri, composto da quattro parti bullonate con perni e chiodi, intorno al quale si costruiranno i vari elementi della macchina. La costruzione dell'obelisco è un'operazione molto delicata cui presiede il maestro di festa, spesso il capoparanza e parenti e amici membri del comitato. La lunga borda, innestata sulla base quadrangolare del giglio, che misura circa 3 metri di altezza, dovrà essere perfettamente perpendicolare a questa. Alla base si pongono le varre, otto barre di circa sei metri e del diametro di 12 cm. in legno di castagno, che serviranno ai portatori per sollevare il giglio, e i varrielli, o varritielli, pali più piccoli e sfilabili all'occorrenza per il passaggio nei vicoli più stretti. Ultimata la costruzione, dopo aver montato i sei pezzi che formano il prospetto della facciata, il giglio risulta di un peso complessivo di circa 20 quintali e di 25 metri di altezza.

All'altezza di circa due metri, verrà costruita la piattaforma destinata ad ospitare la divisione musicale composto in genere da due cantanti, strumenti a fiato tra cui il sassofono è il principale, una tastiera elettronica, chitarra elettrica e percussioni. La musica, con vecchie e nuove canzoni composte e incise ogni anno per l'occasione, è un elemento fondamentale della manifestazione: già dalla domenica precedente il 22 giugno le bande musicali accompagnano le paranze che trasportano i gigli spogliati, ovvero le nude strutture di legno, fino alle abitazioni dei maestri di festa, dove si faranno ulteriori collaudi, è il giorno in cui si provano le spalle e il giglio.

La vestizione dei gigli

Nei giorni precedenti la festa religiosa, inizia la vestizione dei gigli, la cosiddetta addobbatura, con la struttura in cartapesta che serve per rivestire questi alti obelischi di legno: sono i pezzi che sapienti maestri artigiani hanno preparato nelle loro botteghe d'arte. Oltre agli immancabili San Paolino e San Felice che dovranno essere montati su ogni giglio, ci sono angeli, santi, cuspidi gotiche, decorazioni barocche in gesso e cartapesta, ma anche soggetti presi dal mondo dello sport e dall'attualità. Non esistono precise regole che limitano la creatività dei maestri di festa e dei loro progettisti. Gli scheletri di legno vengono così rivestiti con i pezzi trasportati per mezzo di una carrucola posta in cima al giglio e azionata dagli operai che fissano i pezzi facendoli scorrere con le funi.

Terminato il lavoro, finalmente tutti possono ammirare i soggetti scelti, per valutarne anche il lavoro eseguito. La figura di San Paolino è generalmente ospitata in una nicchia nel secondo elemento di ogni giglio, mentre in cima è posizionata una statua sacra, o quella dello stesso Paolino, o una croce. Ogni macchina rivestita pesa ora circa 40 quintali, il doppio di un giglio spogliato, anche se i bassorilievi in cartapesta ricoprono generalmente solo una delle tre facciate del giglio, mentre in passato le ricoprivano tutte e quattro. Il maestro costruttore è pronto a consegnare il giglio vestito al maestro di festa che chiude il contratto versando il resto della somma pattuita. In ogni rione comincia, allora, la festa intorno ad ogni giglio, i comitati sfilano per le vie della città tra canti, musiche, brindisi e scambi di omaggi tra i vari rioni ospitanti i gigli. All'alba della domenica tutto è pronto per la sfilata.

La domenica della festa

La domenica mattina alcuni gruppi che possono essere formati dagli uomini della paranza insieme al capoparanza e alle squadre dei caporali, iniziano all'alba a sistemare le varre legandole alla base, secondo un delicato rituale che è chiamato "allazzatura della varre". Il capoparanza provvede alla distribuzione dei cullatori sotto al giglio, scegliendo coloro che andranno a varriello, a varra o a punta 'e varra, cioè all'inizio della varra. Le varre vengono legate alla base e sono fisse, mentre i varrielli si possono sfilare in qualsiasi momento, a seconda del percorso più o meno stretto che i gigli devono intraprendere. Dopo la benedizione di ciascun giglio, tutto è pronto perché gli obelischi si muovano e il capoparanza si disponga davanti al giglio per far seguire alla paranza il ritmo della musica, imponendo gli ordini rituali. Una volta sollevati i gigli, tra ali di folla assiepata lungo le strade e sui balconi delle case, il corteo si dirige verso la piazza dove gli otto gigli e la barca entrano ad uno ad uno e si dispongono nel posto stabilito davanti al Duomo. Qui si assiste a una suggestiva esibizione dei gigli consistente in una ballata in cui ciascun giglio mette in scena una performance danzante davanti al Duomo, spesso conclusa sulle note dell'Ave Maria o dell'inno a San Paolino.

La piazza è gremita da una folla esultante e verso le tredici al suono delle campane si apre la porta della Cattedrale dalla quale esce il Vescovo seguito dal settecentesco busto argenteo di San Paolino portato a spalla da un gruppo di uomini. La parte religiosa si chiude con la benedizione dei gigli e della barca, che avviene tra uno scroscio di applausi e la commozione dei presenti. Nelle prime ore del pomeriggio si dà inizio alla ballata, i gigli nel loro tradizionale percorso attraverso le strade e gli stretti e insidiosi vicoli della città, sfilando nel seguente ordine: Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Barca, Beccaio, Calzolaio, Fabbro e Sarto. Terminano la loro esibizione quando l'ultimo giglio, il Sarto, esce dallo stretto vico di Piciocchi, a tarda notte o, come ormai succede sempre più spesso, nelle prime ore della mattina successiva. La bravura e l'abilità delle paranze consistono nello sforzo di mantenere la stabilità del giglio durante tutto il percorso e di farlo ballare seguendo l'andamento della musica, il cui ritmo aumenta in un crescendo vorticoso sulle spalle dei cullatori. Il comando principale è il "cuoncie cuoncie e ghièttalo!" (piano, piano e posalo), oggi si arriva a pronunciare a stento "cuoncie cuoncie e ghiètt". Un ordine che prelude ad un virtuosismo della paranza è il nummero ddòje (numero due), che consiste nel rialzare di nuovo il giglio appena lo si è posato, anche se oggi è sempre più in disuso.

Testo: C. Peluso (tratto da Feste e Riti d'Italia). Adattamento a cura della Redazione

San Paolino

L'episodio che la sfilata dei Gigli per le vie della città rievoca vede protagonista il vescovo di Nola Paolino che, tra il IV e il V secolo, durante le invasioni barbariche, si reca in Africa offrendosi al posto del figlio di una vedova che lo supplicava di aiutarla a riscattare il figlio prigioniero. Incaricato di coltivare gli orti del genero del re, arte che lui stesso dichiara essere l'unica a lui congeniale, ottiene dei risultati straordinari guadagnandosi stima e rispetto del sovrano che, scoperta la sua identità, gli concede di tornare in patria con altri concittadini di Nola liberati dalla schiavitù. È san Gregorio Magno a divulgare la leggenda del ritorno di Paolino dall'Africa nel terzo libro dei Dialoghi, un racconto che sembrerebbe anacronistico per il riferimento all'invasione dei Vandali, posteriore di circa venti anni alla morte di Paolino avvenuta il 22 giugno 432, ma il valore documentario della narrazione, peraltro non suffragata da altre fonti storiche, risulta interessante per il legame che permette di istituire con l'ordine di sfilata dei gigli, il primo dei quali dall'Ottocento ad oggi è quello dell'ortolano, durante la festa in onore di San Paolino. È probabile comunque che Paolino sia stato realmente ostaggio dei Visigoti che invasero l'Italia ai primi del V secolo, al tempo della sua elezione a vescovo di Nola, e questo episodio divenne fonte di leggenda con la storia della volontaria prigionia e liberazione. La descrizione di quel festoso entusiasmo con cui i Nolani offrirono corone di fiori a Paolino che tornava per mare dall'Africa portando i prigionieri liberati, fornisce i fondamenti, storici e mitici insieme, di questa celebrazione che appare particolarmente complessa e le cui origini più antiche sono probabilmente da rintracciare in un antico rito agrario, che avveniva in concomitanza con il solstizio d'estate, trasformatosi poi in festa cristiana.

Una città e il suo santo

Nola, città di origine ausona, nel VI secolo con Capua roccaforte etrusca passa ai Sanniti, che la chiamano Novia, città nuova. Durante la seconda guerra sannitica è alleata di Neapolis, dalla quale aveva assorbito la cultura ellenica, contro Roma e nel 311 a.C. viene espugnata da Q. Fabio diventando poi confederata di Roma. Dopo la battaglia di Canne è la principale base di operazioni dei Romani contro i Cartaginesi e viene inutilmente assediata da Annibale. Conquistata a tradimento dai Sanniti, è di nuovo occupata dalle truppe romane al comando di Silla e prende il nome di colonia felix Augusta Nolana. Nel 14 nella casa dei suoi avi muore l'imperatore Ottaviano Augusto. Divenuta una delle più importanti città della Campania negli ultimi tempi dell'impero, dopo la distruzione nel 455 subita dai Vandali di Genserico, non riesce più a riacquistare l'antica importanza. Nola è legata a S. Paolino per essere stata la sua sede episcopale dal 409, a lui si attribuisce l'invenzione delle campane per chiamare a raccolta i fedeli, dette nel medioevo nolae o campanae (della Campania), che figurano nello stemma della città.

Pontius Meropius Paolinus, nato a Bordeaux tra il 354 e il 355 da nobile famiglia con possedimenti non solo in Francia, ma anche in Spagna e in Italia, presso Fondi e a Nola, diviene governatore della Campania, scegliendo Nola come sua residenza. Si sposa con Terasia, dalla quale ha un figlio che però muore dopo otto giorni. Grazie alla moglie decide di ricevere il battesimo a Bordeaux a 35 anni, viene consacrato sacerdote a Barcellona, ritirandosi poi definitivamente a vivere a Nola, dove viene proclamato vescovo, seguendo la vita leggendaria di Felice, un prete molto venerato che era vissuto in quei luoghi e la cui tomba nella vicina Cimitile era meta di un continuo pellegrinaggio.

Nel 432 Paolino muore: l'esempio della sua vita consacrata ai poveri e la sua autorità religiosa in un'epoca difficile per la chiesa ne decretarono l'eterna memoria e la sua santità legata alla città di Nola. Nonostante le spoglie di Paolino siano state oggetto di traslazioni successive, da Cimitile, presso la tomba di San Felice, a Benevento e poi a Roma, nella chiesa di San Bartolomeo all'isola Tiberina, per essere poi riportate a Nola nell'anno dell'inaugurazione della nuova cattedrale, il 15 maggio 1909, per volontà di Pio X, i festeggiamenti in onore di Paolino si celebrarono ininterrottamente, almeno dal 1500, secondo i cronisti del tempo.

Le cronache

È la cronaca cinquecentesca di Ambrogio Leone, insieme a quelle di altri autori del sei e settecento, Andrea Ferraro e Gianstefano Remondini, ad offrirci i più antichi documenti sullo svolgimento della festa in onore di San Paolino. È il Remondini che introduce per primo il termine "gigli, come volgarmente son detti" definendoli "certe macchine a forma di globi, di piramidi, di navi o simil altre cose, tutte adorne d'innumerevoli garofani, tra i quali pende l'insegna di lor' arte in memoria di quando sparsasi per la città la grata novella", i cittadini uscirono dalla città come si trovavano e gli artigiani non fecero in tempo a deporre gli attrezzi da lavoro per correre a salutare il loro vescovo Paolino che ritornava dall'Africa.

Gregorovius nella prima metà dell'Ottocento, assistendo personalmente alla festa, rimane colpito da «un'altissima torre, rivestita di oro scintillante d'argento e di rosso, alta cinque piani, elevata su colonne, adorne di fregi, nicchie, archi e figure...la torre oscillava qua e là sulle spalle di circa trenta portatori, nel piano più basso sedevano ragazze incoronate di fior, al centro un coro di musicanti con trombe, timpani, triangoli e cornette eseguivano una musica assordante... Anche da un altro lato giungeva una musica rimbombante e vidi, sorgere sopra le case,un'altra torre, poi un'altra ancora... ne vennero nove in direzioni diverse, tutte con la stessa altezza tranne una che era alta 25 metri e che apparteneva alla corporazione dei contadini... Un attributo che pende dal fregio della nicchia centrale indica a quale arte appartengano i vari obelischi; sul giglio dei mietitori si vedeva una falce, su quello dei fornai due grandi ciambelle, su quello dei macellai un pezzo di carne, una scarpa su quello dei calzolai, un formaggio per i pizzicagnoli ed una bottiglia per i vinai. Gli obelischi si dirigevano verso la Cattedrale, seguivano poi una nave sulla quale era un giovane vestito da turco con in mano un fiore di melograno, dietro, un gran bastimento da guerra con un giovane in vesti moresche e sul tribordo, inginocchiata davanti all'altare, la figura di san Paolino».

Lo spettacolo del ballo di queste torri davanti al Duomo al suono di una musica assordante e al comando di un uomo che camminando davanti ai gigli dava il tempo, fa pensare ad uno spettacolo pagano, annota Gregorovius, che ironizza sul contrasto tra quello che avviene fuori, sulla piazza mentre "all'interno della cattedrale il vescovo di Nola, impassibile e con la più grande calma, celebrava la messa cristiana che i fedeli, senza lasciarsi turbare, ascoltavano in ginocchio". Nella descrizione del viaggiatore ottocentesco De Boucard lo scrittore annota che "ciascun giglio è sostenuto da 16 facchini, ma il più grandioso è quello dell' ortolano, trasportato da trentasei".

Si deve arrivare al 1891 per leggere in un documento di cronaca che "la ballata dei gigli" si svolge nella prima domenica successiva al 22 giugno e con queste modalità la festa è stata mantenuta fino ad oggi, salvo piccole variazioni di percorso lungo le vie cittadine. Anche l'ordine di sfilata dei Gigli è rimasto sostanzialmente lo stesso: il primo giglio è quello dell'ortolano; seguono quelli del salumiere, del bettoliere e del panettiere, quindi, dopo il passaggio della barca di San Paolino, sfilano i gigli del beccaio, del calzolaio, del fabbro e del sarto.


Foto: V. Contino, 1969
Archivio Fotografico dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia


Foto: E. De Simoni, 2005
Archivio Fotografico dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia



"I Gigli di Nola". Video realizzato nell'ambito del progetto "Alternanza scuola/lavoro" al Museo delle Civiltà - Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari, con il Liceo ginnasio statale Giulio Cesare, Roma. Realizzazione a cura di: Chiara Bruschi, Francesca Calvano, Lucia Cristofari, Cristina Fraschetti, Giulia Tuninetti, Caterina Valentini, Flavia Vicentini. Coordinamento di: Francesco Aquilanti con la collaborazione di Emilia De Simoni e Gianfranco Calandra. Riprese di Emilia De Simoni - Nola 25 e 26 giugno 2005

Torna in alto
Istituto
Aperto dal lunedi al venerdi
Come arrivare
Metro Linea B (EUR Fermi)
Bus 30 Express, 170, 671, 703, 707,
714, 762, 765, 791
Seguici su
facebook   twitter
pinterest
MuCIV: MNATP
lopiccolomumu