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Santa Cristina. Foto: E. De Simoni (9 gennaio 2006). Archivio Fotografico dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia Santa Cristina. Foto: E. De Simoni (9 gennaio 2006). Archivio Fotografico dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

Santa Cristina a Sepino

Santa Cristina

Cristina è una giovane martire, vissuta tra il III e il IV secolo. Secondo la versione agiografica latina, viene imprigionata dal padre Urbano, "magister militum" di Bolsena, in una torre con dodici fanciulle, e poi sottoposta a innumerevoli torture per aver rifiutato il culto degli dei in nome della fede cristiana.

Tra i racconti della sua "passio", che la accomuna a molte altre figure di santi caratterizzati da atroci supplizi, il più dettagliato è quello di Alfano, arcivescovo e medico della Scuola Salernitana: «Tunc Urbanus impietatis furiis exagitatatus, jussit afferri rotam, et gladios acutissimos superaptari, et igne copiosum subter accendi. Cumque ex tyranni decreto B. Christina tanto crudelitatis generi incurvaretur, dum rota revolvitur, corpus ejus. pretiosissimum scinditur et exuritur. [...] Ecce jam speciosissima virgo post fustes et vincula: post ignem et rotam, post torturas et verbera, post cunam et tonsuras, post truncationes et jacula, ad aeterni regis thalamum angelicis manibus asportatur».

Il culto della martire risulta esistente già dal IV secolo, come appare dagli scavi effettuati nella grotta sottostante la basilica della santa, a Bolsena. Cristina è raffigurata, verso il VI secolo, nei mosaici di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna. Nel X secolo, il culto è ampiamente diffuso nel mondo cristiano ed è favorito dal passaggio dei pellegrini lungo la Via Francigena. Verso la fine del secolo XI, in base alla tradizione locale, due pellegrini francesi diretti a Gerusalemme sostano a Bolsena peronorare la tomba della santa, durante la notte trafugano alcune ossa e riprendono il viaggio. Giunti a Sepino, alloggiano nell'ospizio di San Nicola ma sono costretti a lasciare le reliquie nel paese e la santa ne diviene patrona. Nella seconda metà del 1100 le reliquie, tranne alcune ossa del braccio destro, vengono traslate a Palermo, che venera la santa come patrona fino al secolo XVII, quando vengono "scoperte" le reliquie di Santa Rosalia.

A Bolsena si festeggia Santa Cristina con la processione del suo simulacro e la rappresentazione della passione, attraverso l'allestimento dei "Misteri", quadri viventi silenziosi e statici. Sulla vita della santa, sulla traslazione e sulla localizzazione delle sue reliquie esistono numerose leggende e ipotesi, discusse in particolare in un testo di Antonio Briganti, edito alla fine del 1800: «Non vi ha forse leggenda o vita di un eroe della Chiesa, che presenti tanti dubbii e difficoltà quanto quella di S. Cristina Vergine e Martire Bolsenese. Incerta la patria, ignoto il nome suo e della madre...; sappiamo soltanto, che il padre chiamavasi Urbano. [...] In Sepino se ne celebrano tre feste e tutte solenni. L'arrivo, la traslazione, ed il 24 luglio che è il dies natalis. Palermo, che ha il vanto di possedere la maggior parte delle santo Reliquie... l'ha venerata sino al secolo XVII come principale Patrona della città, solennizzandone oltre il 24 luglio, anch'essa la Traslazione e l'arrivo nella città. Da quel tempo, avendo data la precedenza a Santa Rosalia sua concittadina, si ritenne S. Cristina come Patrona principale minore».

La festa di Santa Cristina a Sepino

Il 6 gennaio, ricorrenza dell'Epifania, si commemora l'arrivo delle reliquie di Santa Cristina a Sepino (Campobasso). L'inizio dei festeggiamenti viene preannunciato dal suono delle campane alle ore 12 del giorno precedente. L'8 gennaio, presso le terme Tre Fontane, ha luogo la "Crianzola", un incontro conviviale tra uomini, che rappresentano le famiglie del paese e delle contrade, durante il quale si assaggia il vino dei produttori locali. La "Crianzola", un tempo ristretta al solo ambito maschile, pùò prevedere attualmente anche la presenza femminile.

Durante il periodo della festa si rende omaggio alla statua della santa posta nella cripta della chiesa a lei dedicata, statua che si dovrebbe portare in processione ogni cento anni. Il simulacro ligneo sorregge con la mano sinistra Sepino, nella destra ha una freccia, simbolo del supplizio finale, e una palma, simbolo di verginità. I fedeli, in segno di rispetto, si allontanano senza voltare le spalle. Nella grotta della chiesa è inoltre rappresentata la complessa "passio" di Santa Cristina, in otto scene lignee realizzate dalla bottega Mussner di Ortisei, accompagnate da scritte che ne indicano le varie fasi e da dediche di devoti sepinesi emigrati.

Dal pomeriggio del 9 gennaio le campane cominciano a suonare, a intervalli regolari, circa ogni quindici minuti, per richiamare i cittadini alla festa. Presso il palazzo comunale si riuniscono genitori e bambini. Insieme a una candela viene consegnato ai bambini il "cartoccio", un dono dell'amministrazione comunale confezionato con vari dolci. Dopo la quarta suonata i fedeli, le autorità e le "Verginelle", bambine vestite di bianco, ornate di monili e con il capo sormontato da una coroncina floreale, si recano in chiesa portando il cero, alla cui sommità è legato un ramoscello di ulivo, e i doni da offrire alla santa: oro, incenso e mirra, gli stessi dei Re Magi a Gesù Bambino.

In merito alle "Verginelle" è suggestivo ricordare un'iscrizione che testimonia, nell'antica Saepinum, festività collegate alla fertilità, tenute tra gennaio e febbraio, caratterizzate dalla presenza delle Canefore, fanciulle che nelle processioni dell'antica Grecia portano in genere canestri di fiori, doni e oggetti rituali: «Dall'antico Sepino gli scavi degli ottimi sigg. Giacchi danno non poche iscrizioni, le quali ci vengono comunicate per mezzo del sig. parroco Luigi Mucci, altro nostro socio attivo ed esatto. L'ultima lapida di cui egli ci diede copia, è curiosa, perchè dimostra essersi l'uso delle famose Canofore trapiantato da Atene fin nel cuore delle montagne sannitiche». Al di là di queste reminiscenze arcaiche, le "Verginelle", oltre a rappresentare la purezza che contraddistingue Cristina, sembrano piuttosto rievocare le giovani ancelle della leggenda, compagne della santa nella torre.

Nella chiesa vengono esposti alla venerazione il busto di Santa Cristina, ricoperto di gioielli, e il braccio argenteo contenente la reliquia, custodito nella cappella del tesoro. Dopo i vespri si celebra la messa. Le "Verginelle" sono disposte in prima fila, dinnanzi all'altare. Il sindaco tiene un discorso, al quale segue la risposta e l'omelia del parroco. L'amministrazione fa inoltre un dono alla parrocchia. Al termine della celebrazione i genitori portano i bambini, che vengono benedetti e affidati alla protezione della santa. La devozione viene espressa con particolari comportamenti: baciare il braccio che contiene la reliquia; toccare il busto della santa, azione talvolta eseguita con un fazzoletto da parte delle donne più anziane; porgere i bambini alla reliquia o alla santa; farsi fotografare in chiesa accanto al simulacro.

Mentre i fedeli rendono omaggio a Santa Cristina, nella sacrestia si procede al sorteggio dei turni delle persone che, durante la notte, si alterneranno sul campanile per suonare manualmente le campane, prerogativa quasi esclusivamente maschile, tranne alcune eccezioni. Il sorteggio stabilisce anche i gruppi che, in occasione delle processioni, porteranno la statua e il baldacchino.

Il 10 gennaio si commemora la traslazione del corpo della santa dall'ospizio di San Nicola alla chiesa del Santissimo Salvatore. I fedeli si preparano alla comunione, per ottenere l'indulgenza parziale concessa nel 1737 da Papa Clemente XII. Dopo la celebrazione inizia la processione delle "Verginelle" fino al rione Canala, seguendo uno dei percorsi intrapresi, secondo la tradizione, dai due pellegrini che portarono le reliquie. I fedeli che trasportano il busto della santa, sorteggiati la sera del 9 gennaio, indossano una veste rossa, con ricami dorati e una cintura azzurra. Sepino commemora Santa Cristina anche in altre date: in forma solenne il 24 luglio, ricorrenza della morte; la prima domenica di maggio, in ricordo della traslazione a Palermo e la prima domenica di ottobre.

Testo e adattamento: E. De Simoni (tratto da Patrimonio immateriale del Molise)


Foto: E. De Simoni (9 e 10 gennaio 2006)
Archivio Fotografico dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

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