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Altare di San Giuseppe. Foto: D. D'Alessandro, (18 marzo 2006), Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia Altare di San Giuseppe. Foto: D. D'Alessandro, (18 marzo 2006), Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

San Giuseppe a Termoli

Altari Vetäre

18 MARZO

Gli altari di San Giuseppe a Termoli

A Termoli (Campobasso), in occasione della ricorrenza di San Giuseppe, vengono allestiti i tradizionali altari, detti "vetäre". L'introduzione dell'usanza in questo borgo di pescatori viene comunemente attribuita a Concetta Barone, originaria di San Martino in Pensilis, assai devota al santo, tanto da rinnovare la consuetudine della famiglia d'origine nella sua nuova residenza. Nel tempo l'uso si diffonde ampiamente, soprattutto presso famiglie artigiane e contadine. Verso la fine del 1980 appare mantenuto vivo soltanto dalle discendenti della famiglia Barone, dunque, per non interrompere la tradizione, si tenta di sollecitarne la riproposizione anche da parte di altre famiglie e associazioni termolesi, con buoni risultati.

L'allestimento degli altari e delle tavole di San Giuseppe è effettuato dalle famiglie che li ospitano, con il contributo del vicinato. Dopo la benedizione del sacerdote, il pomeriggio del 18 marzo, gli altari sono pronti per la devozione dei fedeli, fino a mezzogiorno del giorno successivo. L'altare eretto in onore del santo è preparato con drappi, coperte e nastri, preferibilmente di seta e dai colori delicati, con i quali viene formato un tabernacolo, che porta al centro una raffigurazione della Sacra Famiglia o di Giuseppe con il Bambino. La base dell'altare generalmente è costituita da due o tre gradini, per poter disporre addobbi e una serie di oggetti significativi: fiori, piante, ceri, riferimenti al mestiere di falegname di Giuseppe, piccole statue e immagini della Sacra Famiglia e di altri santi, vasi con germogli di grano cresciuti al buio, simili a quelli che ornano le chiese il Giovedi Santo. I lunghi steli pallidi del grano contrastano con i colori dei fiori e dei drappi, quasi a rappresentare l'opposizione tra la morte e la vita, tra l'oscurità e la luce, nella delicata fase di passaggio tra inverno e primavera. La tavola, posta di solito a fianco dell'altare, viene imbandita con una grande quantità di cibi a base di magro, nel rispetto del periodo quaresimale.

Le famiglie gareggiano nella realizzazione delle composizioni più belle e più ricche. Il risultato è un dispiegamento di elementi vegetali (verdure, frutta e legumi) e una grande varietà di alimenti (pesce, uova, olio, vino, etc.), che offrono un variopinto scenario di abbondanza. Numerosi sono anche i dolci, in particolare si notano 'a puppattelle e 'u cavallucce, dolci a forma di bambola, per le bambine, e di cavallo, per i maschi, realizzati con pastafrolla ricoperta con glassa d'albume e confetti. Tra queste dovizie il pane ha un ruolo significativo, sulle tavole sono infatti collocate tre grandi pagnotte circolari, al centro delle quali sono impressi i simboli della Sacra Famiglia: la corona (Maria), la croce (Gesù) e il bastone (Giuseppe); è presente anche un lungo pane modellato a forma di bastone.

Dinnanzi all'altare si compie l'adorazione verso la Sacra Famiglia, scandita dall'esecuzione di canti, preghiere e poesie. Queste recite devozionali sono effettuate a turno da bambine vestite di bianco, in segno di purezza, e con il capo sormontato da ghirlande di fiori, le "verginelle". I devoti che si recano a visitare gli altari ricevono in dono un santino ('a 'mmaggenette), un panino benedetto ('u päne beneditte) e, come augurio di abbondanza, un po' di "grano di San Giuseppe", un misto di grano, fave, fagioli, cicerchia, granoturco, lenticchie e ceci. Il 19 marzo, secondo la tradizione, si dovrebbe offrire un pranzo di 13 portate a una famiglia, scelta tra le più povere, composta da due adulti e un bambino, che rappresentano Maria, Giuseppe e Gesù.

Testo e adattamento: E. De Simoni (tratto da Patrimonio immateriale del Molise)


Foto: D. D'Alessandro (18 marzo 2006)
Archivio Fotografico dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

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