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Articoli filtrati per data: Febbraio 2013

Pegni d'amore dagli archivi del Museo

dal 14 febbraio all'8 marzo 2013 nella Sala delle Colonne del Museo

PEGNI D'AMORE DAGLI ARCHIVI DEL MUSEO

L'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia propone, dalle collezioni del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, una selezione di oggetti collegati al tema dell'amore, esposti nella Sala delle Colonne dal 14 febbraio (ricorrenza di San Valentino) all'8 marzo.
I pegni d'amore costituiscono una delle principali categorie di doni che, in ambito rituale, sono offerti non tanto a un singolo individuo ma in virtù della sua posizione all'interno della famiglia o del suo rapporto con il donatore.

Tra i doni più diffusi vi sono oggetti con scritte d'amore e strumenti per il lavoro femminile e per la casa: rocche decorate secondo una simbologia di fertilità o con figure umane e zoomorfe; stecche da busto in legno arcuato, con motivi di cuori, stelle, rami fioriti, chiavi, disegni geometrici o immagini riferite alla coppia; scaldini in ceramica "ricamati"; stampi per dolci.
Simboli che alludono all'unione sono presenti anche in alcuni anelli di fidanzamento: due mani che si stringono o che sorreggono un cuore, le colombe, la doppia spola e la doppia foglia. Un esempio di dono femminile agli uomini è rappresentato da alcuni fazzoletti ricamati, che recano sul bordo versi amorosi indirizzati al futuro marito.

A cura dell'Archivio di Antropologia Visiva (Emilia De Simoni, Stefania Baldinotti, Stefano Sestili) e del servizio Inventario e Depositi Etnografici (Paolo Maria Guarrera, Roberta Scoponi, Nicolò Giacalone, Anna Cologgi, Franco Rossi Gandin)


Pegni d'amore (di Stefania Baldinotti)

Il pegno d'amore è stato ed è tuttora simbolo dell'amore eterno e della fedeltà tra due persone che si amano. In un passato non tanto remoto ai doni che si scambiavano tra innamorati era delegata la funzione di comunicare all'esterno ogni piccolo passo che due giovani compivano durante il periodo del fidanzamento: il corteggiamento, la dichiarazione, la richiesta ufficiale della mano della sposa erano accompagnati da veri e propri rituali che si svolgevano nell'atmosfera festosa che preannunciava la tappa definitiva del matrimonio e quindi la formazione di un nuovo nucleo familiare all'interno della comunità.

Pegno d'amore per eccellenza, l'anello, anche detto anello celato per distinguerlo dall'anello delle nozze, viene portato in dono dai giovani più facoltosi, ma sono diffusi anche altri gioielli, come pettini, spille, orecchini in oro o in argento decorati con simboli che alludono all'unione amorosa, come gli anelli di fidanzamento detti "a manucce", che rappresentano due mani che si stringono o che sorreggono un cuore: il repertorio decorativo è ricchissimo, parole d'amore incise nell'oro o dipinte a smalto, colombe, stelle, chiavi, nodi d'amore, fiori ed intrecci di elementi vegetali spesso elaborati nell'ancora attuale schema concentrico della presentosa.

Altri doni di fidanzamento molto diffusi sono gli strumenti per il lavoro femminile che preannunciano le attività della donna nel suo futuro ruolo di moglie e di madre, ad esempio tra gli attrezzi per la filatura ed il ricamo è molto frequente che il fidanzato regali una rocca, realizzata con le sue mani e decorata con simboli di fertilità e d'amore o con figure umane, spesso una figurina femminile che simboleggia l'amata.

Il pensiero premuroso del fidanzato si esprime anche attraverso altri oggetti di utilizzo quotidiano, oltre ai piatti ed ai boccali in ceramica decorati con frasi affettuose è frequente anche che venga portato in dono uno scaldino, una sorta di cestino di ceramica o terracotta traforato e ricamato come un merletto al cui interno un po' di brace accesa consente all'amata di tenere le mani al caldo.

Esiste poi un dono di natura molto intima che le ragazze conservano gelosamente: la stecca da busto, fascia di legno flessibile che costituisce il sostegno interno del bustino, elemento fondamentale dell'abito tradizionale femminile. Particolarmente diffuse in tutta l'Italia centro-meridionale, le stecche da busto, che l'innamorato intaglia personalmente con i motivi tradizionali dell'alfabeto simbolico dell'amore, sono il pegno che le ragazze tengono più vicino al cuore: chiamata proprio per questo "dono del cuore" la stecca intagliata è accompagnata da molte usanze rituali, come quella di deporla nella cassa del marito deceduto troppo giovane in segno di perpetuo amore.

Oltre a cuocere pani o dolci lavorati con decorazioni a stampo ottenute con timbri di legno incisi con motivi di cuori che l'innamorato stesso scolpisce per poi donare all'amata, l'esempio più classico di dono femminile è rappresentato dai fazzoletti. Regalare come pegno d'amore fazzoletti che recano sul bordo versi amorosi ricamati - fazzolettini da mettere al taschino o grandi fazzoletti colorati da annodare intorno al collo - significa asciugare le lacrime delle pene d'amore: il futuro marito ne ostenta il possesso davanti agli amici indossando il fazzoletto sull'abito della festa con chiaro significato di fedeltà.

Bibliografia
Bellucci G., Folclore umbro. Pegno di fidanzamento, 1898
Toschi P., Il Folklore, Roma, 1954
Toschi P., Arte popolare italiana, Roma, 1960
Toschi P., Il Folklore, tradizioni, vita e arti popolari, in Conosci l'Italia, vol. XI, Milano, 1967

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Immagini del Carnevale dall'Archivio di Antropologia Visiva

9-10-12 febbraio 2013

IMMAGINI DEL CARNEVALE DALL'ARCHIVIO DI ANTROPOLOGIA VISIVA

In occasione del Carnevale, l'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia presenta ai visitatori una selezione di filmati relativi alle regioni italiane. I 1500 documenti conservati nell'Archivio di Antropologia Visiva, databili dal 1939 ad oggi, ripropongono per immagini i temi espositivi (riti e cerimonie, lavoro, musica, danza, artigianato, giochi etc.) e costituiscono una significativa documentazione del patrimonio immateriale del nostro Paese.

Il tema del Carnevale è ampiamente rappresentato nei materiali fotografici e audiovisivi, grazie all'intensa attività di ricerca dell'antropologa Annabella Rossi (1933-1984), che avviò la costituzione della Cineteca del Museo e la arricchì, nel tempo, con documenti realizzati nel corso di indagini sul campo e con l'acquisizione di documentari etnografici ormai "storici".

I filmati sul Carnevale saranno visionabili nella Sala degli Audiovisivi del Museo
sabato 9 febbraio, domenica 10 febbraio e martedi 12 febbraio, dalle ore 10.00 alle ore 19.00

IL CARNEVALE DI VIAREGGIO - Prod. Video/Italia - 1988 (23') - Viareggio
LA SARTIGLIA DI ORISTANO - Prod. Video/Italia - 1989 (26') - Oristano
CARNIVAL KING OF EUROPE - Prod. Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina - 2012 (23')

A cura dell'Archivio di Antropologia Visiva e del Laboratorio Audiovisivo

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L'Istituto partecipa alla mostra Culturacibo

L'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia contribuisce, con il prestito di 19 manufatti, alla mostra "Verso il 2015. Culturacibo. Un'identità Italiana", presso il Complesso del Vittoriano a Roma. La mostra, allestita da "Comunicare Organizzando", si inaugura il 12 febbraio 2013 e sarà aperta fino al 5 aprile 2013. I manufatti dell'Istituto sono: 7 insegne relative all'alimentazione di varie regioni (insegna di venditore di "topini alla veneziana", frittelle dolci di farina; insegna di pescivendolo "pesci d'Arno"; insegna di vinaio; insegna di mangiatore di uova; insegna di venditore di castagne arrostite; insegna di venditore di cocomeri; insegna di venditore di panini). Vengono esposti anche: uno stampo per burro in legno, una coppa con coperchio in legno tornito, tre cucchiai in legno e un terzo più grande per scremare il latte; uno stampo per dolci; una "coppa" da vino in legno tornito; due forchette in osso; un bicchiere in legno; una zucca-borraccia per liquidi.

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Documentazione al Santuario di Montevergine

Immagini della festa - 2 febbraio 2013

Candelora a Montevergine: Mamma Schiavona

Nell'ambito della documentazione audiovisiva sul patrimonio immateriale, il Museo ha effettuato il 2 febbraio, a Montevergine, rilevamenti fotografici e filmici su alcuni aspetti della devozione alla Madonna, detta "Mamma Schiavona", raffigurata nella tavola dipinta da Montano d'Arezzo. L'icona è stata ricollocata nel 2012 nella cappella dei D'Angiò, dopo il restauro promosso dalla Soprintendenza BSAE di Salerno ed Avellino sotto la direzione di Maura Picciau, che da gennaio 2013 è direttrice dell'Istituto.

La ricerca è a cura di Emilia De Simoni (riprese fotografiche) e Stefano Sestili (riprese video).

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Istituto
Aperto dal lunedi al venerdi
Come arrivare
Metro Linea B (EUR Fermi)
Bus 30 Express, 170, 671, 703, 707,
714, 762, 765, 791
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