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Articoli filtrati per data: Aprile 2013

Documentazione: festa del Mája ad Acquaviva Collecroce

Nell'ambito del progetto sul patrimonio immateriale delle minoranze linguistiche ("Gli Italiani dell'Altrove"), il Museo ha effettuato il 30 aprile e il 1° maggio 2013, ad Acquaviva Collecroce, rilevamenti fotografici e filmici su alcuni aspetti della festa primaverile del Mája.

In Italia sono riconosciute dodici minoranze linguistiche storiche, che si sono variamente stanziate e integrate sul territorio nazionale fino a diventare una parte essenziale della nostra complessiva identità di italiani. Il progetto "Gli Italiani dell'Altrove" vuole contribuire a mettere in luce la realtà storica e contemporanea delle minoranze linguistiche, con il loro peculiare patrimonio culturale immateriale. In particolare s'intende richiamare l'esperienza storica condivisa di accoglienza e integrazione, ma anche di conservazione dell'identità di "altri" che vengono da "altrove", senza dimenticare l'attualità del tema dell'immigrazione del nostro Paese.
La ricerca è a cura di Emilia De Simoni (riprese fotografiche e video)

Il Mája di Acquaviva Collecroce

Acquaviva Collecroce (Campobasso) è un comune molisano popolato da un'ondata migratoria slava dalla prima metà del XVI secolo, come afferma Milan Rešetar: «Tutte le informazioni affidabili che possediamo sopra quegli slavi del Molise, di cui gli ultimi residui sono rimasti nelle tre note località, concordano infatti nell'affermazione che essi furono insediati nelle località in questione nel corso della prima metà del XVI secolo e parlano di loro proprio come di gente che era venuta dalla Dalmazia in Italia non molto tempo prima [...]».

In questo paese, di circa 740 abitanti, ha avuto luogo una importante attività di ricerca sulla lingua slavisana, secondo il neologismo proposto dagli autori del locale dizionario croato molisano. La valorizzazione della lingua, che prevede anche scambi culturali, specialmente in ambito scolastico, con la Croazia, si accompagna alla riattualizzazione delle tradizioni più caratteristiche del luogo.

Oltre la Smercka natalizia, la festa del primo maggio, ripresa dalla metà del 1980 , rappresenta un'occasione di condivisione collettiva di una tradizione particolarmente sentita. Il corteo del Mája rientra nelle feste primaverili propiziatorie , ma ha anche un intento di rafforzamento della fraternità tra la popolazione, che tuttora mantiene vivo il ricordo delle proprie origini. Come avviene nelle analoghe manifestazioni che hanno alla base la figura del pagliaio o pagliaro (l'ammasso di paglia innalzato in forma conica a protezione dalla pioggia), si riveste un telaio conico con elementi vegetali.

Rispetto alle altre composizioni, il Mája di Acquaviva Collecroce ha un aspetto antropomorfo, presenta infatti anche la testa e le braccia. Il risultato è davvero sorprendente e rievoca la fantasiosa complessità di certe immagini arcimboldesche, non tanto in senso grottesco quanto gioioso. La preparazione inizia il giorno precedente la festa, con la raccolta di fiori e primizie, che si protrae fin quando è possibile, per evitarne l'appassimento.

La struttura, alta più di tre metri, è composta da rami flessibili, canne e paglia e, diversamente da quelle di Fossalto e di Colle d'Anchise, non è ricoperta da una rete metallica. L'addobbo viene eseguito da un gruppo di giovani e da alcuni adulti: via via che il Mája prende forma, ognuno contribuisce al miglioramento della composizione con proposte e suggerimenti. Dinnazi al locale adibito per l'allestimento, sostano brevemente alcuni visitatori per seguire e commentare la preparazione.

La mattina del giorno successivo si compiono gli ultimi ritocchi, quando la figura è completata, nel rivestimento e nelle fattezze quasi umane, accentuate nei grandi occhi del volto, il Mája è pronto per essere animato. Questa personificazione presenta un aspetto piuttosto femminile: ha una corona sulla testa, una lunga capigliatura e la parte sottostante appare come un'ampia gonna. Nella rappresentazione osservata nel 2007, il Mája non porta sul capo una croce ma un ciuffo vistoso, a differenza delle analoghe figure di Fossalto (2005, 2006) e Colle d'Anchise (2007), dove addirittura il Pagliaro entra in chiesa.

Alberto M. Cirese, in base alle informazioni raccolte nel corso delle sue ricerche, che attestano la vitalità della festa fino al 1940 e la sua interruzione causata dalla guerra, cita la presenza di una croce di spighe di grano, posta sulla sommità del cono, la benedizione religiosa e la distruzione finale del Mája, presso i ruderi di una chiesa, eseguita da ragazzi.

Su un sito internet dedicato ad Acquaviva Collecroce, è documentata fotograficamente la festa, dal 2001 al 2007, e nel testo introduttivo si legge: "Come da un po' di anni a questa parte viene svolta il primo maggio una festa pagana tramandata dai nostri avi (per fortuna ripresa): si tratta della festa del Mája". Scorrendo le immagini si nota come il ciuffo sia diverso, di anno in anno, cosa che indica come le feste possano risultare diverse, di anno in anno, pur presentando tratti distintivi di base, tracce inevitabili sulle quali i protagonisti procedono con andamenti variabili.

Infine, così composta, la rigogliosa veste vegetale viene indossata da un giovane e ha inizio il corteo, dapprima verso la piazza Nicola Neri, poi lungo le vie del paese. Tra le danze di gruppi in costume provenienti anche da altre località del Molise, e al suono di strumenti tradizionali, lo spirito della vegetazione continua la sua processione, accompagnato dagli occhi discreti di donne che si affacciano dalla soglia delle case o dai balconi. È un giorno particolare, di festa e di memoria, e in tutti vi è un sentimento di seria partecipazione, specialmente nei bambini, impegnati a cantare con l'aiuto di testi scritti.

Questo testimonia l'importanza dell'apprendimento della tradizione nelle feste, non soltanto attraverso il coinvolgimento e l'osservazione, ma anche secondo modalità guidate da associazioni locali, culturali o scolastiche. Via via che il corteo si inoltra nel paese, le danze dei partecipanti e la distribuzione del cibo sciolgono la compostezza iniziale e portano a esprimersi più gioiosamente: giovani e anziani cantano e ballano in circolo attorno al Mája, che si muove con il suo gravoso carico floreale.

Testo: E. De Simoni

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Beni immateriali in visione

Giovedi 11 aprile 2013 - ore 11.00-13.30 14.30-17.00

Sala delle Conferenze del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari 
Inaugurazione della Sala Regia / Laboratorio Audiovisivo

BENI IMMATERIALI IN VISIONE 
restituire il "girato": discussioni di antropologia visiva

In occasione dell'inaugurazione del nuovo Laboratorio Audiovisivo, collegato alla Sala Convegni di recente ristrutturata, l'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia organizza una giornata dedicata al rapporto tra patrimonio immateriale e antropologia visiva.

L'iniziativa nasce dalla volontà dell'Istituto di offrire a quanti siano impegnati in questi temi (ricercatori, studenti, università etc.) uno spazio per la proiezione e la discussione di materiali audiovisivi.
L'evento, introdotto da Maura Picciau, direttrice dell'Istituto, e da Daniela Porro, già direttrice e attuale Soprintendente del Polo Museale Romano, prevede la partecipazione di studiosi provenienti da vari ambiti universitari: Giorgio Adamo, Francesco De Melis, Luigi Di Gianni, Francesco Faeta, Patrizia Giancotti, Antonello Ricci, Eugenio Testa.

In apertura verranno proiettati alcuni brevi filmati inediti realizzati dall'Istituto, in forma di schede visive da materiali di ricerca: un'intervista ad Alberto M. Cirese, un'intervista a Roberto De Simone, esempi di schede su lavorazioni artigianali, feste e canti di tradizione orale.
I relatori presenteranno inoltre alcuni filmati tratti dalle loro indagini sul territorio, per avviare il tema della restituzione del "girato" in antropologia.

L'evento è curato da Emilia De Simoni, responsabile dell'Archivio di Antropologia Visiva, e da Stefano Sestili, responsabile del Laboratorio Audiovisivo. Il montaggio dei materiali audiovisivi dell'Istituto è a cura di Marco Marcotulli.

PROGRAMMA

11.00
Inaugurazione della Sala Regia / Laboratorio Audiovisivo
Maura Picciau - Direttrice dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia
Daniela Porro - Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e del Polo Museale della Città di Roma

11.20
Emilia De Simoni, Stefano Sestili, Marco Marcotulli
presentazione della collana "Beni immateriali in visione"
Intervista a Alberto Mario Cirese (Roma 2007)
Intervista a Roberto De Simone (Napoli 2010)
Canti e memorie di fogli volanti (Ponte alla Piera 1993)

11.40
Interventi: Luigi Di Gianni, Francesco Faeta, Eugenio Testa

12.10
Giorgio Adamo
Materiali di ricerca in Africa

12.30
Francesco De Melis
Porto dei suoni, polifonia di un testo audiovisivo

13.30-14.30 Break

14.30
Antonello Ricci
Il paese dei suoni. Antropologia dell'ascolto a Mesoraca (1991-2011)
Marcoffele e la luna, primo esito di un film sulla memoria

15.00
Patrizia Giancotti
La sirena e il serpente arcobaleno: riti d'acqua a Salvador da Bahia

15.30-17.00 Discussione e proiezioni

Coordinamento organizzativo: Emilia De Simoni, Stefano Sestili
Comunicazione web: Laura Ciliberti, Francesca Montuori
Supporto tecnico: Simonetta Rosati

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Istituto
Aperto dal lunedi al venerdi
Come arrivare
Metro Linea B (EUR Fermi)
Bus 30 Express, 170, 671, 703, 707,
714, 762, 765, 791
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